Dopo a’ curèscia occorre parlare di un altro accessorio importante, il grembiule.
Richiama
l'immagine della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è
sempre a portata di mano della buona massaia.
Chissà quante volte, noi donne, indossiamo un grembiule per evitare di
sporcarci gli abiti. E chissà quante volte, voi uomini, ci vedete con indosso
tale indumento e pensate che siamo sciatte e poco femminili, ma nell'antichità
le cose stavano diversamente e quello che oggi rappresenta un banale
"attrezzo" da cucina, nel passato era anche simbolo dei ruoli
femminili: la maternità e il servizio domestico senza orari, la disponibilità
illimitata ai bisogni della famiglia e assumeva un significato simbolico non
trascurabile. Le donne se ne servivano, infatti, per manifestare ciò che non
potevano dire con le parole.
Il grembiule (sunale), nato per fini pratici, finì con il diventare un
complemento essenziale dell'abbigliamento femminile.
Quando erano in cucina, le donne indossavano un grembiule di colore bianco,
rigorosamente candido, mentre quando andavano nei campi a lavorare il colore
del grembiule era il nero.
Ma il grembiule era sempre presente, anche sul vestito della festa, in bella
vista, c'era 'u sunale", di tessuto leggero in sintonia con la tinta della
gonna, di valenza non solo decorativa ma anche fortemente simbolica: il
grembiule era protezione del sesso, e, donato allo sposo, simbolo di possesso
esclusivo da parte di quest’ultimo.
Il grembiule era anche chiamato, in dialetto salentino "nguccia
irgògne" (copri vergogne), perché lo si considerava idealmente uno
"scudo" posto a difesa delle parti intime. Ne è riprova il fatto che
nessuna donna leale si sarebbe mai sognata di uscire da casa senza prima aver
indossato il suo grembiule. Se avesse agito contrariamente, sarebbe stato come
andare in giro nuda.
Se una ragazza nubile, accortasi che un bel giovanotto la stava guardando
insistentemente, intendeva ricambiare tale interesse, nel sistemarsi il
grembiule lo spostava verso destra, accettando, così, la corte del giovane e lo
invitava a farsi avanti con i suoi genitori.
Il medesimo movimento, fatto però dalla parte opposta, cioè verso sinistra, era
invece interpretato dagli antichi come mossa d'adescamento impudica e
sfacciata.
Il grembiule poteva essere espressione di purezza, come sopra accennato, ma
anche simbolo di ribellione.
Una donna superstiziosa, se convinta di essere oggetto di sguardi ostili,
ripiegando le estremità del suo "ngùccia irgògne" formava le corna
che, a suo dire, avrebbero allontanato le negatività.
Una contadina che avanzava verso il suo datore di lavoro con il grembiule
arrotolato sui fianchi, trasmetteva un senso di insubordinazione e di rivolta.
Se scoppiava una lite furibonda e la donna gettava la spugna, in segno di resa,
nascondeva le mani sotto il grembiule. Ciò palesava uno stato di abnegazione
totale e di afflizione.
Le donne tarantine, come un po' tutte le donne del sud, con quel pezzo di
stoffa tenevano la propria femminilità al riparo da sguardi indiscreti, e tra
le pieghe di quel pezzo di cotone bianco, nero o colorato racchiudevano tutta
la loro essenza, tutta la loro vita, il loro patire e le loro rinunce.
Durante la loro vita,......... ma anche oltre..........
Il grembiule era presente anche quando
andavano a messa.
Dopo la recita del Rosario, durante le litanie,
all'invocazione tutte le donne presenti rispondevano "Ora pro nobis",
sollevando contemporaneamente il grembiule.
"Il gesto nasceva dalla volontà di mutare in preghiera
il quotidiano affanno, affinché si stabilisse una omologia propiziatoria, fra
attese contadine e speranze cristiane.
Ci si serviva di tale indumento anche in occasione dei
funerali. Se una donna aveva subito un lutto in famiglia, posava le proprie
mani sul grembo esternamente al grembiule.
Se, invece, si recava alla veglia di un conoscente o se
assisteva al passaggio di un corteo funebre per strada, poneva le mani
intrecciate sotto il sunale, in posizione di preghiera.
La tradizione "grembiulesca", non perdeva la sua
efficacia neanche nel mondo dei morti.
Le donne, nei secoli scorsi, venivano seppellite con il
grembiule perché ciò significava presentarsi davanti a Dio il più coperte
possibile e, quindi, in maniera casta. Tant'è che siccome "vigilantibus
non dormientibus..." e "prevenire è meglio che curare", esse,
quando avvertivano un possibile pericolo naturale (terremoto, uragano,
alluvione), si affrettavano ad indossare i loro "sunale" in modo tale
che, se per incidente fosse deceduta qualcuna di loro, non si sarebbe fatta
trovare impreparata.
Nel caso in cui una madre e un figlio morivano insieme
prima che il piccolo avesse ricevuto il Battesimo, venivano messi in
un'unica bara. Il neonato, adagiato sul ventre della donna, veniva coperto col
suo grembiule. Le mani della donna, distese lungo i fianchi e non incrociate
sul petto, reggevano i due lembi esterni del "sunale". Tale gesto,
rappresentava allegoricamente la supplica rivolta dalla madre a Dio, affinché
Egli non condannasse l'anima del figlioletto a vagare nel limbo in eterno.