mercoledì 5 gennaio 2011

Pàsca Bbefanìe!

Epifania, Befana o come si dice a taranto Pàsca Bbefanìe, … trè nomi per la stessa festa. Il nome deriva dal fatto che l’Epifania è considerata la prima “Pasqua”  dell’anno solare ( intesa come "passaggio" dalla fine di un ciclo produttivo e l'inizio di uno nuovo). Una Festa cristiana che commemora "la manifestazione di Gesù Bambino" come "Messia" e l'arrivo dei Re Magi che vanno ad adorarlo portando in dono oro, incenso e mirra. Una festa che trae origine dai rituali pagani e dalle usanze rurali, dove la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura, che la notte del 6 gennaio,  stanca per aver donato tutte le sue energie durante l'anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa.
La Befana coincide quindi, con la rappresentazione femminile dell'anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.
La notte tra il 5 e il 6 gennaio è sempre stata considerata una notte magica...in cui nulla accade per caso, ogni gesto racchiude un presagio, ragione per cui è molto importante conoscere e rispettare le vecchie usanze. Ce ne sono di piacevoli, che vedono protagonista il numero nove - simbolicamente un numero magico che triplica la perfezione del "tre" - come quella della vigilia di "chiùdere le nove vòcche" - ossia di mangiare nove cibi diversi, che servono a sfamare "le nove streghe dell'Epifania" che aiutano la Befana nel suo "giro".
Usanza che nei tempi passati, quando la miseria era tanta e la fame di più, costava sacrificio.
Ci si privava di alcune primizie, raccolte durante l'anno, lasciandole per la Befana. Si conservavano nelle cantine al fresco i prodotti del lavoro della terra come l'uva còrnele, i melloni "a rezza", le pumedòre "a'nzerte", le "fiche vernèle"...e le sète (melograni)... ma anche frutti conservati come: fichi secchi: cucchiàte, sciòlte e carachìzze -  uva e cèràse sotto spirito... tutti prodotti che un tempo erano introvabili in questo periodo invernale, in cui la natura riposa prima di ritornare a regalarci i suoi frutti.
Per il pranzo del 6 gennaio è usanza per molti mangiare lasagne rigorosamente fatte a casa con farina bianca, per onorare il vecchio detto:
Ci a Pàsche Befanìe no mànge lasagne,  
pe' tutte 'u reste de l'anne se lagne"
Ma la notte della Befana è magica anche perchè associata a fantastiche manifestazioni, come le pareti delle case che diventano di ricotta e marzapane, gli alberi e i fiori che durante la notte magicamente fioriscono per l'ultima volta prima del letargo invernale; le acque, dai semplici rigagnoli agli oceani, che diventano d'oro e d'argento,  e gli animali che solo per questa notte  ricevono il dono della parola per benedire o maledire i loro padroni, secondo il trattamento ricevuto.
A tal proposito, la sera del 5 gennaio mia nonna si raccomandava di "guvernà 'buène l'animàle", e raccontava "dò cùnde":
Il primo riguardava gli animali da lavoro come i cavalli e raccontava di:
" un carrettiere, durante la notte del 5 gennaio stava trasportando sul suo scerabballe, trainato da due cavalli uno bianco e uno nero,  un carico di "taùlune". 
Faceva freddo e aveva fame, si fermò alla prima cantina che trovò sulla strada, e andò a mangiare e a bere, poi chiese alloggio ma non c'èra posto e si accontentò di ripararsi nella stalla insieme ai suoi cavalli che però si era dimenticato di rifocillare. 
Mentre si stava appisolando sentì delle voci, mise orecchio e ascoltò...
il cavallo nero  chiedeva: <oh! ma dò ste sciàme?>
il cavallo bianco:<a 'u paìse d'u padrùne>
e il cavallo nero:<e piccèccose?>
il cavallo bianco:<pe' purtà ste taùlune, ca hanna fa' 'u chiàvùte a 'u padrune>
A questa rivelazione al carrettiere gli venne "na gòcce" ( un colpo) e morì sul colpo".
Il secondo racconto riguardava gli animali da compagnia, rappresentati dai gatti a me tanto cari...
" la sera del 5 gennaio, un uomo aveva consumato la sua frugale cena, scordandosi di dare qualcosa alla sua gatta. 
Dopo la cena il poveretto, mentre si riscaldava vicino "a frascère" mangiava ceci arrostiti.... la gattina era accovacciata vicino a lui e ad occhi chiusi si godeva il tepore della cenere.
Sentendo sgranocchiare il suo padrone alzò lo sguardo e lo fissò sbadigliando mentre lui chiese:
<C'è jattò, uè do' cìcere?>
la gattina affamata, ritornò a dormire, ma lui non contento chiese ancora ridacchiando: <Jattò, cu te l'agghie! c'è le uè do cìcere 'rustùte?>
La gattina allora infastidita da quella domanda di scherno, alzandosi sulle zampe posteriori, con fare serio e minaccioso rispose:  <No tènghe dinte!!!>
Il poveruomo impaurito da quella reazione inapettata, si alzò di scatto, indietreggiò e cadde rovinosamente sbattendo la testa sullo scanno e morì."
Di storie ce ne sone tante, vere o di fantasia chi lo sa? L'unica cosa vera è che questa festività rimane un fenomeno di costume entrato nelle credenze popolari e il suo significato ha nei secoli assunto sfaccettature sempre diverse, ma la simpatica vecchietta sopravvive, avvolta sempre in un alone di mistero, che la difende dalle insidie del tempo.
Dopo San Nicola...Santa Lucia...Gesù Bambino e Babbo Natale... ora tocca a lei...La Befana...  una vecchia capace di portare in sé sia il bene che il male. La Befana rimane un personaggio legato all'infanzia e quindi sempre molto caro alla nostra cultura  popolare e seppure con una certa diffidenza molto amato. Un personaggio che riesce a sopravvivere nell'era digitale, tenendo testa ai vari giochi e personaggi virtuali. Il misticismo legato ai racconti delle sue scorribande notturne  a cavallo di una semplice scopa, incanta e intimorisce ancora tutti i bambini.
L'Epifania rimane ancora la festa dei bambini che attendono dolci e caramelle a premiare la loro bontà, sperando di non ricevere mai il temuto pezzo di carbone. Gentile e benevola dispensatrice di "nucculjedde e cannaturizie" si sa dimostrare cattiva e spietata con chi non rispetta le regole.
Grande il fascino che ha suscitato e suscita ancora nei bambini: l'attesa per il dono è sempre irresistibile, ma il suo arrivo genera, accanto alla curiosità, all'emozione e alla gioia, anche una punta di terrore dovuta all'eterno dubbio sulla sua duplice natura. Chi arriverà quest'anno?
 Una buona vecchietta carica di doni,








o una terribile strega portatrice di punizioni, che dispensa cenere e carbone?
La Befana...è sempre stata una figura bivalente, adorabile nonnina o strega inquietante, benevola quanto severa, amata e odiata, attesa e temuta con gioia e timore da tutti i bambini che comunque non rinunciano ad appendere le classiche calze, per scoprire quello che la Befana vi metterà, inconfutabile prova della loro condotta.

Comunque oggi, donne, uomini, bambini, adulti, giovani o vecchi.... fate i buoni... se potete! 

venerdì 31 dicembre 2010

U' Cenone


Il 2010 va via, oggi è l'ultimo giorno dell’anno e cosa facciamo? CUCINIAMO !!!  eh sì, bisogna preparare il cenone di stasera,  e dopo aver saccheggiato i supermercati ora mettiamo sottosopra la cucina preparando di tutto.
E siccome Ogni munne è paìse  (primordiale concetto della moderna e tanto declamata “globalizzazione”)
Mentre i polentoni provano a preparare anguille, capitoni, baccalà, struffoli e carteddate; i terroni si cimentano a preparare tortelli, zamponi, cotechini, mazzancolle, panettoni,  per sorprendere gli ospiti con qualcosa di “diverso” .
Qualcuno poi si porta oltre confine azzardando  sushi, sashimi, ramen, tempura,  ma anche  tandoori, samosa, e nachos, tacos, guacamole………….Belle cose,  e soprattutto buone!
A questo caos culinario si sovrappone quello linguistico dei  mercati dove  stamattina gridavano ancora così:
cozze allattamate,  le muzzarelle de mare picce!
javatune, cozzagnacule, oschere ’nguraddáte de sotta Napule e de sotta Bare!
spuènze e nnúce d’u Pezzóne!
Secce,  caure e trigghije p’u raù d’a visciglie!
Cu stè caggiune varvarùle no puè mangià da sule!
 Murene, murene,  jiate a ci le tene!
A rascia a come vuè a’ face!
mugnele de le Caggiune!
a’ spunzàle p’u baccalà!
accie e fenucchie pe sobbratàule!
Un colorito linguaggio dialettale tarantino  che racchiude i prodotti tipici del cenone di una volta:
per antipasto i frutti di mare: cozze nere, cozze pelose, javatune, cozzagnacule, oschere, cueccele addelessate cu l’uegghie e limone, peperusse salate e marangiane sott’acìte sazizze ascuande, pruvelone .
Come primi: sagnette c’u capitone, padrenostre cu’ le cozze,  rosamarine cu’ baccalà, mugnele ‘zettute a u’ tièste cu a vendresche.
Per secondo: capetone arrustute, angiedde a l’acredoce, ceccie o’ furne , cozze arraganate,  baccalà fritte cu a spunzàle, cozze fritte cu’ l’ove.
Il tutto accompagnato dalle pettole.
Non mancavano, lupine, mennele, nucedde,  nuce, pistidde, castagne d‘u prevete e fiche accucchiate .
Poi c’era la frutta:  marànge, mandarine depalasciàne, sète, uva,
E per finirei dolci  sanacchiudere, carteddate,  diende de San Geseppe,  purcedduzze, taràdde cu ccannèlle, jaròfene e vvainíglie ….
E ancora….. nu bicchirine de vermut,  na tazze de cafè e nu bicchirine di resolie.
E poi?.............. BUON ANNO A TUTTI!!!!!

domenica 26 dicembre 2010

Le leggende su Santo Stefano

Il giorno dopo Natale si festeggia Santo Stefano la cui leggenda viene rappresentata nel Presepe da Anastasia... Stefania... Tecla... insomma, una giovane donna con un bambino in braccio, simbologia che unisce le varie leggende.
< Ai tempi della nascita di Gesù le ragazze nubili, non potevano andare a far visita alle partorienti.
Una ragazzina, aveva sentito parlare della nascita del “Messia” in una grotta, e vedeva che tante persone andavano alla capanna. Tutto questo accese la sua curiosità, e il  gran desiderio di andare ad assistere all’evento.
Dato che “curiosità aguzza l’ingegno” – la furba ragazzina  prese degli stracci e  li arrotolò dandogli la forma di un neonato in fasce, lo coprì con uno scialle e si mischiò nella folla dei pellegrini.
Arrivata alla capanna trovò all'ingresso due sorveglianti che gli chiesero cosa portava nello scialle, allora la Madonna si accorse dell'imbarazzo della giovane ed esclamò:  "Benvenuto, Stefano di pezza" - realizzando il miracolo: gli stracci si erano trasformati in un bel bambino>

 Altra versione vuole che:

<... la ragazzina arrivata alla capanna, entrò ad ammirare il Bambinello, si inginocchiò e rimase in adorazione  di quel Bambino biondo dalla pelle candida.
Quando si rialzò per andare via, sentì un pianto di bambino provenire dal fagottello di stracci, alzò lo scialle e si accorse di avere tra le braccia un bimbo. La Madonna allora esclamò: "Benvenuto Stefano di pezza". La meraviglia e lo stupore si rasformarono in un  pianto di felicità e tutti festeggiarono Stefano di pezza.>

Un altra versione narra che:

< Una ragazza molto povera che non sapendo cosa donare a Gesù, costruì una bambola di stracci per farlo giocare, quando la Madonna la pose accanto al Bambinello, la bambola cominciò a muoversi e la Madonna gli dette il nome di Stefano di pezza...>

Ma Santo Stefano non nasce solo dagli stracci. Si narra anche che:

< Una giovane donna che non poteva avere figli, per andare a vedere Gesù avvolse delle pietre nei panni e avvolse il tutto con uno scialle. Arrivata alla capanna ammirò il Baminello e ad un certo punto sentì muoversi il fagottello di pietre che aveva in braccio, sollevò lo scialle e si accorse che al posto delle pietre c'era un bel bambino -  La Madonna le disse: " ecco Stefano il tuo bambino, ma sappi che dalle pietre è nato e per le pietre morirà" -

Da grande Stefano divenne discepolo di Gesù, non rinnegò mai la sua fede per la quale fu il primo ad essere condannato e morire per lapidazione  mentre lui pregava Dio perchè la sua uccisione non fosse imputata a coloro che lo stavano colpendo.>  


Buon Santo Stefano a tutti.



mercoledì 22 dicembre 2010

Il Presepe


A Natale si usa fare anche il Presepe.
Nell’ambientazione del Presepe si riproduce l’avvenimento della nascita di Gesù, viene rappresentata la vita quotidiana, fatta di stenti e di miseria. ma a volte sontuosa e opulenta.
Si ha così una scenografia talmente vicina alla realtà che finisce con l’appassionare sia i poveri che i ricchi. I primi vivono la Natività come momento di speranza per migliorare la loro povera esistenza. Gli altri proiettano nella Sacra Rappresentazione la loro opulenza nella speranza di guadagnare, in questo modo, un posto in Paradiso. Il Presepe è il nostro mondo ideale.
Nel presepe non c’è violenza e vicino al pettirosso si può mettere il gatto, accanto all'agnellino il lupo, perchè il mondo del presepe è un mondo di pace.
Costruire il presepe è un lavoro a più mani, un viaggio a piú voci condotto nel cuore della tradizione, delle leggende popolari e dei sogni.
Intorno al Presepe nascono storie e leggende favolose che vengono narrate, in parallelo, anche dalla viva voce di coloro che, ogni Natale, costruiscono, recitano, vivono il presepe.
Il presepe è fisso come una foto­grafia: vuole immortalare l’attimo in cui, secondo la tra­dizione, il tempo si fermò e fu un grande silenzio su tutta la terra, perché a Betlemme era nato Gesù: un Dio bambino -
Questo avvenimento così familiare e umano che colpisce la fantasia di tutti rendendo meno oscuro il mistero di un Dio che si fa uomo.
 Nella rappresentazione della natività, che ogni anno avviene tramite il presepe, tutto è simbologia. Nessuna delle figure occupa casualmente la sua posizione nel presepe.

I simboli indispensabili del presepe sono:
la stalla  che rappresenta la povertà e la miseria.
Maria e Giuseppe rappresentati in atteggiamento di adorazione proprio per sottolineare la regalita' dell'infante.
Maria simbolo di purezza e di sottomissione alla volontà di Dio.
Giuseppe è l'intelletto: anziché essere geloso e ripudiare Maria si inchina a Dio accettandone la volontà.
Il Bue rappresenta il principio generativo (è simbolo della fertilità e fecondità in Egitto), la forza
L'asino invece raffigura la personalità, la natura inferiore dell'uomo.
I pastori come l'umanita' da redimere.
Le pecore sono simbolo di onestà, candore, ingenuità.
I cani rappresentano la fedeltà appassionata, fino al sacrificio.
i Magi il cui numero di tre, ne permette una duplice interpretazione, quali rappresentanti delle tre eta' dell'uomo: gioventu', maturita' e vecchiaia,  e delle tre razze in cui si divide l'umanita'
Nei Presepi più tradizionali I Magi vengono rappresentati a dorso di cavallo.
I cavalli dei Magi infatti, devono essere dei tre colori, bianco, rosso, nero perché vanno ad identificare l’arco della giornata: bianco l’aurora, rosso il mezzogiorno, nero la notte.
In alcuni presepi si può osservare che con i re Magi, c’è una figura femminile “la Re Magia” che era la sposa del Re moro (Melchiorre) e viaggiava con loro in portantina sorretta da quattro schiavi. Questa figura rappresentava la luna che segue il viaggio notturno dei cavalieri.
Nei Presepi “moderni” I Magi viaggiano in groppa a cammelli.
I cammelli che volte i Magi cavalcano,  simboleggiano la resistenza e la tenacia.
i doni dei Magi sono interpretati con riferimento alla duplice natura di Gesu' e alla sua regalita': l' incenso, per la sua Divinita', la mirra, per il suo essere uomo, l'oro perche' dono riservato ai re.
La stella cometa, indica la luce, la retta via da seguire.
Tra i pastori una figura particolare è quella di Benino, il pastorello immerso nel sonno. Essa non è posta lì a caso,  qui il sonno non è lo stato fisiologico, nel quale l’organismo recupera le forze di cui ha fatto dispendio nel corso del giorno. Qui il sonno indica, per analogia, il torpore delle coscienze, che la venuta del Messia risveglia.  

Tra gli abitanti del presepe poi vi sono i rappresentanti dei vari mestieri:
I fornai, venditori di  pane, elemento indispensabile di nutrimento e di vita – come Gesù  è nutrimento della tradizione cristiana.
Il calzolaio  che  costruisce e ripara le scarpe che accompagnano sempre l'uomo nel cammino della vita.

E i vari venditori... Ogni attività commerciale è associata a un determinato periodo dell'anno, anzi a un ben preciso mese. L'associazione è dovuta alla stagionalità propria di ogni attività. Pertanto abbiamo che:

il macellaio e il salumiere rappresentano gennaio;
il venditore di ricotta, febbraio;
il venditore di pollame, marzo;
il venditore di uova, aprile;
il venditore di ciliege, maggio;
il venditore di farina, giugno;
il venditore di ortaggi e di pomodori, luglio;
il cocomeraio, agosto;
il venditore di fichi, settembre;
il vinaio, ottobre;
il venditore di castagne, novembre;
il pescivendolo, dicembre.

In ogni presepe poi non devono mancare:
il mulino che trasforma il grano in farina indispensabile per fare il pane.
la fontana  da cui sgorga l'acqua,
il pozzo da cui si attinge l'acqua, fonte di vita.
il ponte simbolo di passaggio dalla morte alla vita, di unione tra l'uomo e Dio, di divisione tra il bene e il male.

Tutti questi simboli fanno pensare ad opere grandi con dispendio di tempo e di denaro, ma ci sono miniature bellissime che richiedono poco spazio e poca spesa. In realtà quello che conta è raccontare il presepe e tramandarne la tradizione.


martedì 21 dicembre 2010

L' Albero di Natale


Simbolo per antonomasia del Natale, il famoso albero scintillante e splendente, è l’elemento che al di la di ogni fede religiosa, rappresenta la festa in ogni casa.
L’albero si presenta adorno di luci e illuminazioni, decorazioni, fili illuminazioni e sfere colorate, addobbi di gioia che, riscaldando il cuore delle persone, evocano tradizioni pagane legate alla fertilità e alla procreazione,  solo dal Medioevo, questa conifera è stata consacrata anche a rappresentare l’evento della nascita del Bambino Divino, quindi al Natale Cristiano.
Intorno all'origine dell'albero di Natale sono nate molte leggende, alcune a sfondo religioso raccontano che:

< L'abete era uno degli alberi dal giardino dell'Eden l’albero della Vita le cui foglie si avvizzirono ad aghi quando Eva colse il frutto proibito e non fiorì più fino alla notte in cui nacque Gesù Bambino.

Un'altra leggenda narra che quando Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso, Adamo portò con sé un ramoscello dell'albero del bene e del male con lui dall'Eden. Questo ramoscello più tardi divenne l'abete che fu usato per l'albero di Natale e per la Santa Croce.
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Per quanto riguarda invece gli addobbi dell’albero di natale, esistono altre leggende.
Una ci dice che:

< a Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù, ma volle andarci lo stesso,  così andò da Gesù e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Questo è il perché ogni anno sull'albero di Natale appendiamo le Palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.


Ma la più bella leggenda sull'albero di Natale racconta che:

< In un villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo si quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione. Si attardò più del previsto e, venuto il buio, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta cominciò a cadere una fitta neve.
Il ragazzo si sentì assalire dall'angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.
Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Il piccolo cominciò a sentirsi stanco quindi si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco. L'albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far toccare loro il suolo in modo da proteggere dalla neve e dal freddo il bambino.
La mattina il bimbo si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo riparo, poté riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole dell'alba, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.

In ricordo di quel fatto, l'abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno.

Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti verso terra.
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venerdì 17 dicembre 2010

Venerdì 17

Buongiooooooooooooooornooooooooo !
Come va in questo Venerdì 17 ?
Lo sò... ignoranza... tutte chiacchiere ... non è vero ... non siamo superstiziosi...  
si, si.... certo:
…non ci credete (ma utilizzate lo sciopero dei mezzi pubblici per non uscire di casa)
...... a voi porta bene (ma per oggi avete disdetto tutti gli appuntamenti )
.... che la fortuna e la sfortuna  sono nelle nostre mani ( le mani con cui vi state grattando).
Per una volta diciamolo che sotto sotto ci crediamo....che ci fa bene!
Ma perché ironizzare?! E’ incontestabile che pur fingendo di non credere, tutti noi attribuiamo significati magici a certi eventi…
<Non è vero ma ci credo> (Benedetto Croce docet)
La superstizione del 17 ha notoriamente origine durante l’Impero romano. Infatti 17 o XVII in numeri romani,  anagrammato diventa VIXI  che in latino è un verbo al tempo perfetto che tradotto in italiano vuol dire vissi (e magari ora non più… quindi già morto!).
Già per questo ci sarebbe da ricorrere alla scaramanzia, se si pensa poi che  il diluvio universale, secondo l’Antico Testamento, iniziò il 17° giorno del secondo mese e si concluse il 17° giorno del settimo mese… le cose si complicano.
Le dicerie, senza confini definiti, individuano nel Venerdì un giorno – dì e notte - in cui è preferibile rinchiudersi in casa. Tra i più famosi detti, ricordiamo:
Né di Venere né di Marte, non si sposa né si parte, né si dà principio all’arte. 
La notte del Venerdì è inoltre conosciuta come notte delle streghe in molte fiabe e tradizioni popolari
E’ dal 1307 che il 17 se la litiga con il 13 sulla vera data di un evento storico,  perché accadde un venerdì  del mese di ottobre dell’Anno Domini 1307, che Filippo il Bello diede ordine di uccidere i Templari  ( e sicuramente in quell’occasione qualche maledizione fu lanciata).
A dire il vero, però, le due cifre se la litigano per folklore popolare: perché la data della  drastica fine dell’ordine ispirato da Bernardo di Chiaravalle  è ormai storicamente riconosciuta nel 13 ottobre 1307.
Me c’è dell’altro… Luigi XVII  non divenne mai Re di Francia,  inciampò nella Rivoluzione Francese e nel 1795, malaticcio e cagionevole, morì carcerato nella prigione del Tempio (che peraltro fu in precedenza luogo sacro dei Templari).
Comunque superstizione o no, fatto sta che
- sugli aeromobili Alitalia non esiste il posto 17 mentre,
- per quanto riguarda le autostrade,  la A17 Napoli-Bari è stata  cancellata delle mappe italiane nel 1973, anno in cui venne inclusa dalla A16  Lanciano-Canossa.
-Nel settore autommobilistico è da notare che la Renault R17 in Italia venne commercializzata come R177.
-In molti alberghi non esiste la stanza "17" - (come nei paesi filo anglosassoni non esiste la stanza "13")
 Il "venerdì 17" viene considerato il giorno sfortunato per antonomasia, perché le influenze nefaste del 17 si uniscono a quelle del venerdì,  giorno in cui avvenne la passione di Gesù Cristo.
Ma ogni anno che si rispetti, ha il suo venerdì 17. .. e se vi volete prepararvi all’evento in modo consono,  consultate questa tabella  che  indica i mesi che contengono un venerdì 17, in funzione del giorno della settimana con cui inizia l'anno.

Primo giorno          Mesi con un venerdì 17             Mesi con un venerdì 17
   dell'anno             se l'anno non è bisestile             se l'anno è bisestile
lunedì                          agosto                                          maggio
martedì                       maggio                                          ottobre
mercoledì                   gennaio, ottobre                             gennaio, aprile, luglio
giovedì                       aprile, luglio                                    settembre, dicembre
venerdì                       settembre, dicembre                       giugno
sabato                        giugno                                             marzo, novembre
domenica                   febbraio, marzo, novembre              febbraio, agosto

AH! Un ultimo consiglio!
Questa notte sarebbe sconsigliato uscire, è la notte delle streghe..., ma se proprio dovete, ricordatevi almeno di mettere in tasca un pelo di cane...preferibilmente rosso...
...e domani è un altro giorno!